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Le sei esperienze positive di contrasto al caporalato

Solo in Italia, sono 400 mila i braccianti in condizioni di sfruttamento lavorativo e l’80% è composto da migranti costretti ad accettare occupazioni pericolose e non retribuite. Ma c’è chi dice no, chi contrasta la schiavitù agricola attraverso una produzione etica. Questi e altri aspetti del caporalato in Europa sono stati toccati nel corso della Conferenza finale del progetto Agree (AGricultural job Rights to End foreign workers Exploitation) che si è svolta a Roma, nella sede nazionale Cgil a via Corso d’Italia 25, il 14 dicembre.

17 Dic 2015 0 comment

Osservando la realtà europea in tema di agricoltura a zero sfruttamento si scopre una grande rete di associazioni, sindacati e liberi cittadini che si stanno schierando per rendere l’agricoltura libera dalla manodopera irregolare. Aziende che diventano virtuose non guardando al profitto ma con il rispetto dei lavoratori e campagne che sensibilizzano l’opinione pubblica ad un consumo consapevole. Sono numerosissime le realtà urbane che si schierano contro il caporalato, abbiamo scelto di raccontare sei esempi positivi replicabili in ogni città europea: Radio Ghetto, Not for sale, Genuino Clandestino, Food Chain Workers, Equapulia e Otesha Gardens.

1. Radio Ghetto: esperienza italiana che attraverso la narrazione radiofonica compie il primo passo per combattere il caporalato: la denuncia. E’ la voce del Gran Ghetto di Rignano Garganico in provincia di Foggia, come si può ascoltare dal loro sito, dove tutti i lavoratori possono raccontare le loro esperienze. Creata nell’estate del 2012 su impulso della Rete Campagne in lotta che ha portato nella baraccopoli pugliese tutta la strumentazione necessaria per l’avvio delle trasmissioni, la radio ha continuato a trasmettere durante le estati successive cercando di diventare uno strumento di comunicazione e dibattito sia gli abitanti del ghetto sia all’esterno.

2. Calacea Farm, Not for Sale: siamo in Romania, dove la campagna internazionale per la protezione dei migranti si focalizza sul problema dello sfruttamento nel settore agricolo, come spiegano nel sito. Si tratta di un’organizzazione non governativa impegnata nel contrastare le moderne forme di schiavitù. Come? Innanzi tutto individuandole, con ore di ascolto e di studio delle storie dei testimoni che in forma anonima possono andare nei centri Not For Sale per rendere note le forme di lavoro forzato e avere la possibilità di ricevere anche un aiuto psicologico.

3. Genuino Clandestino: anche Internazionale ha raccontato questa realtà, che nasce in Italia ma in pochi mesi diventa E’ una rete di comunità agricole che rivendica l’autodeterminazione alimentare contro la distruzione degli ambienti rurali tradizionali, che spesso avviene proprio con una mano d’opera non pagata e sfruttata. Genuino clandestino combatte il caporalato costituendo delle comunità che si presentano come alternativa alle multinazionali dell’agroindustria e che certificano i loro prodotti sia dal punto di vista della sostenibilità che del rispetto del lavoro.

4. Food Chain Workers: questo modello positivo viene da oltre oceano, in America si è infatti costituita questa rete sindacale che protegge i lavoratori attraverso campagne inclusive e manifestazioni tra i campi, sempre segnalate sul loro sito. Questa organizzazione mette la dignità al primo posto e compie azioni di sensibilizzazione anche tra i ristoranti e i venditori di ortofrutta per spiegare loro come riconoscere i prodotti o le aziende che non hanno alle spalle sfruttamento di braccianti.

5. Equapulia: Questo progetto italiano spiega perché la legalità organizzata è più conveniente dell’illegalità diffusa. L’azione svolta per contrastare il caporalato in questo caso va a toccare direttamente le imprese: per quelle aziende che assumono lavoratori stagionali attraverso le liste di prenotazione esistenti presso i centri per l’impiego per un periodo non inferiore a sei mesi o almeno 156 giornate lavorate nel biennio, è previsto un contributo di 500 euro a lavoratore, oppure un incentivo di 300 euro a lavoratore assunto per almeno 20 giornate continuative effettive per le grandi campagne tipo pomodoro. Attraverso l’iscrizione dei migranti alle liste di prenotazione e gli incentivi economici alle imprese che assumono lavoratori regolari, Equapulia dà un contributo decisivo alla lotta contro il caporalato e il lavoro nero.

6. Otesha Gardens: in cinque città europee tra Spagna, Inghilterra, Francia, Italia e Germania, la cittadinanza partecipa a un progetto a tutto tondo sulle coltivazioni senza sfruttamento. Gli orti urbani diventano così modello di coesione sociale. Dall’insegnamento ai bambini, a proposte di lavoro e creazione di professionalità tra i migranti, a orti urbani che diventano strumenti internazionali per contrastare il caporalato. Questa iniziativa ha un blog in più lingue dove si trovano esempi di inclusione sociale e di riuscita di un’agricoltura libera da sfruttamento.

Alla conferenza del 14 dicembre hanno partecipato tutti i partner europei (Associazione Giuseppe Di Vittorio, Cittalia Anci Ricerche, CNSLR Fratia, Fundacio Cipriano Garcia, CCOO de Catalunya, Centre for Partnership and Equality – CPE) del progetto Agree che mira a creare una nuova cultura del lavoro contro ogni forma di sfruttamento e illegalità attraverso la promozione dei diritti e delle opportunità di affrancamento.

 

Veronica Di Benedetto Montaccini

@Veronicadibm

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